giovedì 6 settembre 2012

Le foglie rosse dei cespugli di sommacco del carso


Quando le foglie dei cespugli di sommacco in questa stagione iniziano a tingersi di rosso e i boschi con i suoi colori fantastici che s'intravedono dai tornanti che costeggiano l'altopiano triestino, una delle mete domenicali di molti escursionisti e ciclisti, è il Castello di San Servolo.

 Lo si può scorgere da molte zone della città, e naturalmente dal golfo, così alto e dirupato, affacciarsi sul ciglio dell' altipiano di San Servolo. Il Castello di San Servolo (Grad Socerb), oggi si trova in Slovenia nel comune di Capodistria, a poca distanza dal confine italo-sloveno e dall’abitato di Prebenico, il quale si trova nel comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste.  

Questo è l'interno, restaurato e adibito a ristorante, del Castello di San Servolo, la foto è di un paio d'anni fa.

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Secondo la storia (fonte web), il Castello di San Servolo, ebbe a suo tempo grande importanza nella storia locale. La contea di San Servolo nel 948 venne data da Ottone in signoria ai vescovi di Trieste, e da costoro venne poi affidata, nel 1295, al Comune di Trieste. Dopo tale data il castello, che viene descritto come uno dei più muniti ed inaccessibili di tutta l’ Istria, restò coinvolto in tutte le azioni di guerra che Trieste condusse contro i veneti ed i friulani.
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 Nella famosa guerra contro Venezia del 1463, tra le condizioni imposte dai veneziani c’ è pure la consegna dei castelli di Moccò, Castelnuovo e San Servolo. Nel 1480 Venezia affida il castello all’ albanese Giovanni Ducaino. In questo periodo si provvede a rifare le mura e la cisterna, come viene ricordato in una lapide del 1493, fatta scolpire a ricordo di Domenico Maripetro, prefetto di Capodistria. Nel 1508 i Triestini assaltarono la rocca, conquistandola. Il castello tornò ai veneziani nel 1511 per essere nuovamente espugnato da Gaspare Rauber che, per i servizi resi, lo ebbe in dono dall’ imperatore Carlo V nel 1521.
Nel concilio di Trento del 1535 venne stabilito che il castello tornasse in possesso di Venezia, ma non vi restò a lungo. L’ ultimo tentativo fatto dai veneziani per riavere San Servolo costò loro la perdita di ben 3000 fanti. L’ epica battaglia venne combattuta nel 1615. La difesa, in quell’ occasione, era guidata dal barone Benvenuto Petazzi, che nel 1622 comprò il castello e nel 1630 risulta insignito del titolo di conte di San Servolo. Nel 1702, con l’ estinzione di quel ramo dei Petazzi, la signoria ritornò al demanio, che la rivendette a famiglie nobili italiane. Il Kandler ricorda che nello stesso secolo il castello venne incendiato da un fulmine, subendo molti danni, e fu subito restaurato. Agli inizi del Novecento, infine, il castello fu comperato dal barone Demetrio Economo, suo ultimo proprietario. Attualmente il castello si presenta come un edificio piuttosto diroccato, a pianta quasi quadrata, costruito su una sommità rocciosa in modo che le murature quasi si confondono con la roccia sottostante.
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Nei pressi del castello è presente la grotta di San Servolo, ove il martire triestino si ritirò in eremitaggio a pregare ed a digiunare, dissetandosi solamente con l’acqua raccolta dallo stillicidio della grotta . La cavità, di tipo carsico, ha una sviluppo modesto, con una grande sala iniziale nella quale un tempo era ospitato un altare, ed alcune diramazioni e pozzi laterali. L’ingresso è chiuso da una cancellata, e la grotta è visitabile solo in alcuni orari.  
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