Visualizzazione post con etichetta festa tradizionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta festa tradizionale. Mostra tutti i post

sabato 4 aprile 2026

Isola di Malta, le tradizioni a Pasqua

Pasqua a Malta
In molte località maltesi, la domenica mattina, si tengono le processioni con la statua di  Gesù Risorto. In alcune di esse - io sono stata a Zebbugi - dove si svolge la tradizionale corsa con la statua che simboleggia la resurrezione di Gesù e la vittoria sulla morte.
A mezzogiorno la statua entra in chiesa e segue una benedizione da parte del cappellano della parrocchia ai dolci tradizionali, "figolli
". Sono dolci di forme diverse, ripieni di mandorle e ricoperti di una glassa di zucchero e decorati con cioccolato. Usano benedire anche le uova di pasquali di cioccolato avvolte nella carta colorata.


Come ogni anno il Venerdì Santo, giorno festivo a Malta, i cristiani, che nel paese sono la maggioranza, commemorano la morte di Gesù Cristo. Per il maltese, nessun altro evento cattura la sua immaginazione come questo rituale di sofferenza, morte e resurrezione. 
Non mi aspettavo nulla del genere: pensate  che famiglie intere si spostano per visitare le sette chiese che fanno parte del pellegrinaggio. Gli eventi che si susseguono nell'arco della giornata sono moltissimi: le mostre che gli appassionati collezionisti di statuette espongono nelle loro case, le massaie e i pasticceri preparano dolci speciali per il "digiuno".
L'evento più importante senza dubbio, sono le processioni del Venerdì Santo che vede un numero sempre maggiore di città e villaggi trasformati in teatri a cielo aperto, con centinaia di attori che in costume d'epoca narrano la storia del sacrificio di Gesù a folle di spettatori che sfilano al ritmo delle marce funebri. I negozi e facciate degli edifici si trasformano in uno sfondo per i personaggi biblici e legioni romane. Tutto molto pittoresco, ma anche drammatico e a mio avviso molto interessante.
 

♪♪♪♪♥♥♪♥♥♪ BUONA PASQUA A TUTTI ♪♪♪♪♥♥♪♥♥♪

lunedì 11 novembre 2024

A San Martino ogni mosto diventa vino


L’11 novembre è il giorno di San Martino.  A Trieste il clou dei festeggiamenti è da sempre concentrato nel paese di Prosecco (Prosek), dove negli scorsi anni vennero offerti vari stand degustativi, giostre ed altro.
Il taglio ufficiale del nastro veniva fatto, alla Trattoria Sociale, dove con un brindisi speciale con l’antico vino “Prosekar”, davano l’avvio di buon auspicio ai festeggiamenti. 


Dsabato 7 novembre a mercoledì 11 novembre sono le giornate dedicata alla visita delle cantine nel Collio e in tutto il Friuli Venezia Giulia, che su prenotazione, organizzano degustazioni e assaggi di prodotti tipici. 




lunedì 7 dicembre 2020

Il Natale di ieri e quello di oggi


Un tempo si festeggiava il Natale in modo semplice. La maggior parte della popolazione era costituita da contadini la cui vita nel periodo di Natale era molto diversa rispetto al resto dell'anno; non c'era infatti lavoro nei campi e perciò si aveva più tempo per trovarsi, raccontare e ricordare mille cose sorseggiando un bicchiere di vino caldo.

La sera della vigilia alcune persone giravano per le vie del paese portando una stella, cantavano e suonavano le pastorelle e sul carro si teneva una damigiana di vino, che veniva man mano riempita dai più generosi.

Le donne la sera della vigilia, con tanto amore e gioia, preparavano il pranzo di Natale con i semplici prodotti della terra (polli, conigli, patate).

Gli uomini accatastavano tanta legna per il fuoco, il ceppo più grande veniva messo a bruciare e doveva durare per tutto il Natale.

Spesso c'era anche la neve alta, ma tutti dovevano assistere alla messa di mezzanotte. Il giorno di Natale, euforici e pieni di allegria, si alzavano molto presto e si scambiavano gli auguri , qualcuno portava un regalo al parroco (cappone, gallina, dolce).




A mezzogiorno erano tutti a tavola. Il pranzo era in genere frugale: per le famiglie più facoltose consisteva in tortellini, cappone o gallina ripiena e cotechino, ma molte erano però le persone che anche quel giorno si dovevano accontentare di un po di latte con la polenta.

Non vi erano illuminazione, alberi addobbati, vetrine con strenne e regali lussuosi; solo qualche modesto fiocco rallegrava alcuni alberi.

Nella chiesa vi era un semplice presepio con un Gesù di gesso: per farlo si utilizzava molto muschio, la capanna e le montagne erano fatti di ceppi di legno, carta e frasche, le strade erano realizzate con sassolini oppure con farina gialla, le poche statuine erano di gesso e cartapesta, piccole e semplici (ora qualcuna di queste si può trovare nei mercatini dell' antiquariato); il presepio era tutto spruzzato di farina bianca e ricordava un paesino di montagna.
Anche l' arrivo dei Magi era festeggiato con semplicità. Per l'Epifania i fedeli dopo aver assistito alla messa e alle funzioni partecipavano alla processione dei re Magi.
Era tradizione fare in quella ricorrenza o nella sera di San Silvestro, un grande falò nel quale si fondono due elementi propiziatori: il valore del fuoco, l’immagine del sole e nel simbolismo del falò il consumarsi del vecchio anno, con tutto ciò che di male vi si era accumulato. Fonte web
Questo post è il mio omaggio per il Natale che il tempo ha portato via...

I tempi sono cambiati, quindi il Natale dei nostri giorni viene da alcuni inteso come una delle tanti occasioni per fare baldoria. Nelle grandi città pochi assistono alla messa di mezzanotte e lo scambio dei doni viene considerato alla stregua di un cruenta, per il portafoglio, e sbalorditiva incursione alla magnificenza.
Si stava meglio quando si stava peggio oppure si sta meglio adesso?
Tuttavia con i brutti tempi che corrono, buona parte del mondo si considererà fortunata, se troverà del pane e del semplice companatico per sfamarsi.
Mi auguro e auguro a tutti di continuare ad apprezzare il Natale, per ciò che è, una antica tradizione da tramandare ai posteri.

lunedì 8 maggio 2017

La Majenca, festa tradizionale di San Dorligo della Valle

Se il fine settimana è all'insegna del bel tempo, cosa c'è di meglio che una escursione sull'altipiano triestino (San Dorligo della Valle) per partecipare alla "Majenca"? La tradizionale festa si svolge in queste serate di maggio, fino a martedì.
Lo so, direte che ogni anno mi ripeto, ma è una festa che, anche se non conosco la lingua slovena, mi piace. Amo rivedere quell'antico borgo in cui in mezzo alla piazza viene eretto l'albero di maggio, dove i giovani del paese si riuniscono per ballare al suono dei loro canti tradizionali.
La Majenca è la festa tradizionale “Carsolina”che ogni anno si svolge sul altipiano triestino, a cavallo della prima domenica di maggio. Questa antica festa, propiziatoria agli incontri tra i giovani delle varie comunità di lingua slovena.
Festa all’insegna della cucina tradizionale carsica, le mostre dei vini e dell’olio delle olive coltivate su quei terreni, aridi e ferruginosi. I terreni carsici non trattengono l’acqua piovana, quindi il vino e l’olio ricavato possiedono un sapore intenso, ma molto piacevole.   
“Un rito inneggiante alla primavera ed alla gioventù, che trae origine probabilmente dai culti pagani della fertilità”.

Info MAJENCA   San Dorligo della Valle - Dolina (TS) 
“Un rito inneggiante alla primavera ed alla gioventù, che trae origine probabilmente dai culti pagani della fertilità”.

giovedì 13 dicembre 2012

La festa di Santa Lucia

Cara Santa Lucia, era un sito, ora chiuso, in cui venivano inviate le lettere dei bambini, ma anche dei grandi che che scrivevano alla santa raccontandole i loro sogni, con la speranza di vederli esauditi. La tradizione vuole che la notte del 13 dicembre, Santa Lucia ritorni sulla terra per esaudire i desideri di chi le ha scritto, portando a loro i doni richiesti.



Forse pochi sanno che la tradizione di Santa Lucia in Svezia deriva da una tradizione italiana, precisamente siciliana: si racconta infatti, di una vergine cristiana martirizzata nella Siracusa di Dioclesiano nel IV secolo d.C. dal nome Lucia. In Svezia Lucia rappresenta il ringraziamento per il ritorno del sole, motivo principale per il quale la Santa viene soprannominata Regina della Luce e la giornata del 13 dicembre Festival della Luce.
Proprio nelle catacombe Siracusa in Sicilia , le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un'epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384 sant'Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I poco dopo un'altra a Roma. Oggi in tutto il mondo si trovano reliquie di Lucia e opere d'arte a lei ispirate.
Una breve passeggiata in Piazza Duomo di Siracusa dedicato alla Santa, allietata dalla Banda di Siracusa.
Post dedicato alla memoria di mia madre che della santa portava il nome.