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mercoledì 4 marzo 2026

Com'era bella lei, com'era giovane

 


Mi sovviene il ricordo di questa storia da me scritta in marzo del 2004, non avevo il blog allora, quindi per anni è rimasta tra le pagine del mio diario di ricordi.
Si tratta di un fatto realmente accaduto ad un mio assistito che da tanti anni non c'è più.
La storia d'amore di Giorgio e Mariuccia, una bella e giovanile signora che ogni pomeriggio, tempo permettendo, s'incontrava con le sue amiche in una famosa gelateria del Viale XX Settembre.
Giorgio, vedovo da poco, amava passeggiare in quel Viale, dove aveva la possibilità d'incontrare qualche amico e scambiare qualche parola. E un giorno l'ha vista. 


Com'era bella lei, com'era giovane
Mi sentivo vecchio, io, inadeguato
Ma poi abbiamo fatto tante scarpinate nei boschi
quante volte i nostri scarponi hanno calpestato
l'erba bagnata dalla primaverile rugiada.
La rivedo, minuta, flessuosa in giacca a vento e blu jeans.
Le feci conoscere e amare ogni sentiero del mio amato Carso.
Mano nella mano, adoravo tenerle la mano.
Avevamo parlato, riso e scherzato nelle osmize, bevendo Terrano.
Ricordo lo scintillio dei suoi occhi e quel raggio di sole
che illuminando i suoi capelli m'aveva stordito
...paralizzato dall'emozione.
La bora le scomponeva la corta gonna, mentre lei rideva...
L'amavo. Ci amavamo.



Fino  a quella maledetta sera dell'incidente che mi rese fragile
come una piuma in balia del vento.
I miei pensieri e le mie emozioni si sopirono per troppo tempo.
Quando mi ripresi le telefonai
ma l'apparecchio non mi rimandò più la sua voce.
Disperavo nel non vederla più.
Ma il mio vecchio cuore mi diceva di aspettare.
Appena dimesso mi misi a cercarla, non la trovai.
Finché un giorno qualcuno mi disse che se n'era andata.
Alla mia domanda: Dove?
Al camposanto, mi rispose!
Non volevo crederle. Non potevo crederle.
No! Non era lei, la mia allegra e spensierata ragazza, no!
Incredulo mi diressi verso il cimitero.
Il funzionario mi diede un numero
Io continuavo a non volerci credere.
Finché non arrivai davanti alla lapide e vidi il suo sorriso
Sotto la foto c'era il suo nome e la data di nascita
L'amore mio, la mia ragazza se n'era andata a 88 anni.

A quel tempo Giorgio aveva 76 anni e non si era mai accorto che la sua amata avesse 86. L'amore non ha età e la freccia di Cupido può colpire chiunque.

Il racconto di Giorgio mi ha ispirata. E con parole mie ho postato.

mercoledì 18 ottobre 2023

Le foglie rosse del Sommacco del Carso

Siamo in autunno, cadono le foglie, l’inverno è alle porte, spero di riuscire a farmi apprezzare per il modo in cui vi faccio sentire. Intanto vi regalo i colori autunnali del bosco, in particolare dei cespugli di sommacco, un arbusto del carso in cui le foglie si colorano nelle varie gradazioni di rosso, una delle mete preferite nei fine settimana di molti escursionisti e ciclisti triestini.
 
II boschetto sulla collina era arancione e oro, gli alberi più giovani di un colore più scuro e, nel cortile, i vecchi alberi, che erano li da una lunga serie di anni, stavano diventando gialli e porpora… mentre le foglie del Sommacco del Carso iniziavano a tingersi di rosso!

Le foto sono state scattate con lo smartphone

giovedì 7 settembre 2023

Dai monti al mare


A Trieste puoi andare al pomeriggio a fare una escursione sui monti e poi scendere per ammirare il tramonto sul mare!

covoniLa Val Rosandra  è una delle mete più amate dagli escursionisti triestini. La principale via d’accesso per i sentieri di fondo valle è dall’abitato di Bagnoli della Rosandra. Ma il mio pomeriggio l’ho dedicato, più che a una vera e propria passeggiata, ad ammirare la Val Rosandra dall’alto. Il piccolo abitato di San Lorenzo si trova proprio sopra la valle e dalla piazza in cui si staglia l’omonima chiesetta, partono dei sentieri che costeggiano la Val Rosandra e che poi scendono a fondo valle.
carsico cancello

L’aspetto selvaggio della zona, con rupi, ghiaioni e pareti a strapiombo, consigliano di indossare calzature adatte, quindi dopo aver ammirato il panorama, abbiamo deciso che le nostre scarpe da ginnastica, non erano adatte all’escursione.
carsico

Quindi ci siamo accontentati di fare una scampagnata, fermandoci ad ammirare l’azzurro del cielo, ad ascoltare il suono del vento tra le foglie degli alberi e fremere d’emozione alla vista delle bacche e dei fiorellini spontanei che spuntano tra l’erba.
fruttini carso
Oltre i cespugli del Sommacco, un arbusto spontaneo del Carso, in attesa del mese di novembre, mese in cui si tingerà di rosso. Inoltre ci sono molti alberi di alto fusto che si preparano ad indossare la veste della nuova stagione.
casetta carso

Alla fine dell’ampio spazio erboso, nel bosco compare una casetta, sembra quella dei sette nani, chissà dove sono? Forse sono scesi per fare un tuffo in mare, che da San Lorenzo, in auto ci si arriva in quindici o venti minuti. Eccoci di ritorno… giusto in tempo di prendere un aperitivo.
aperitivo
Il faro della Vittoria. Progettato dall’architetto Arduino Berlam (1927). Riapre al pubblico. 

sabato 22 dicembre 2018

Escursione ecologica: utilizzate i mezzi pubblici

Domenica scorsa partecipai ad una simpatica e piacevole escursione sul Carso Triestino, proposta della Banca del tempo AltrotempoL'associazione di cui vi parlai in tanti altri post. LINK


Il programma, in sintesi, fu il seguente: Ritrovo in Piazza Oberdan a Trieste alle ore 9.00, partenza del bus n° 42 e arrivo a Prosecco alle ore 9.30; partenza bus n° 46 alle ore 9.50 e arrivo a Samatorza alle ore 10.10. 
Ci incamminammo seguendo il sentiero n° 45 presso la chiesa di San Ulderico (Samatorza), ad un certo punto girammo a sinistra. Per evitare la cima del monte Coste seguimmo il sentiero n° 3 (e non il 45) e alle ore 12.30 arrivammo a Sales. Sosta con ottimo pranzo presso un'azienda agri-turistica del luogo.
Nel pomeriggio rientro a Trieste col bus n° 46! 

Su questo blog vi parlai già della mia esperienza personale nella "Banca del Tempo", il mondo del libero scambio di favori. Favori scambiati tra soci di una associazione che avevo conosciuto ai suoi albori e d'allora sono passati più di 20 anni!  

martedì 13 settembre 2016

Una escursione sull'altipiano triestino


Condivido con voi alcune foto scattate in occasione di una escursione, nella zona carsica dell'altipiano triestino.
Questo è l'agriturismo in cui ci siamo fermati per pranzare. Si trova in località Sistiana .
Oltre ad aver mangiato molto bene, lì c'è lo spazio per i giochi dei bambini, che possono giocare a palla e dar da mangiare ai mansueti cavalli.

Vi racconto 2 storielle sentite in occasione dell'incontro conviviale... come noterete, considerarle di chiara impronta maschilista è dir poco!
Questa poi è terribilmente crudele...  
Una coppia di anziani viene intervistata nel corso di una trasmissione televisiva perché, sposati da 50 anni, non avevano mai litigato. Il presentatore, con grande curiosità, domanda all'anziana:

- Ma, voi, veramente non avete mai litigato in 50 anni?

- No, risponde l'anziana.

- Ma, com'è possibile??? insiste il presentatore.
- Guardi, quando ci siamo sposati mio marito aveva un cavallo a cui  teneva moltissimo; era la creatura a cui lui teneva di più in assoluto.   Il giorno delle nostre nozze questo cavallo tirava il nostro calesse; a un certo punto il cavallo inciampò su di un sasso e mio marito   gli urlò:  - UNO!   Dopo qualche metro il cavallo inciampò di nuovo e mio marito    gli urlò:  - DUE!   Ma la terza volta che il cavallo inciampò, mio marito tirò fuori la pistola e ammazzò la povera bestia; io, impietrita, lo rimproverai: ... ma perché hai fatto una cosa del genere???   Lui mi guardò e disse:   - UNO!

Una donna faceva la spesa al supermercato e scelse un litro di latte, una dozzina di uova, un litro di spremuta di arance, un cespo di lattuga romana, un chilo di caffè, ed un mezzo chilo di pancetta affumicata.
Mentre stava scaricando i suoi articoli alla cassa, c'era uno in coda dietro di lei. Guardò le sue scelte e le disse: - Secondo me lei è single...
La donna, un po' spaventata ma anche incuriosita dalla sua intuizione, guardava i suoi sei articoli. Non vedendo niente di particolarmente insolito, gli rispose: - Bene, lo sa, è assolutamente vero. Ma come mai lo sapeva? E lui rispose:- Perché è una brutta donna!

martedì 21 aprile 2015

A Trieste è tempo di osmize

In osmiza col Terrano, Vitovska e Malvasia 


 Si chiamano osmize quei locali tipici che si trovano a Trieste e nei suoi dintorni.
 La chiesetta che si trova ai piedi del monte San Leonardo, in località Samatorza (comune di Sgonico), sul Carso triestino, dove domenica scorsa abbiamo fatto una visita all'osmiza del luogo.
Nelle osmize si possono gustare i prodotti tipici del territorio: vino (Terrano, Vitovska, Malvasia), prosciutto, salame, pancetta e altri salumi, formaggi e uova. 
Ai proprietari di un pezzo di terra coltivabile viene permesso, per un breve periodo, di aprire l'attività commerciale in cui vendere i propri prodotti. Originariamente questo periodo era di otto giorni - osem in sloveno - da cui deriva il nome "osmize". Le date di apertura delle osmize variano di anno in anno, anche a seconda della quantità di vino prodotto dai singoli contadini. L'attività di vendita viene solitamente svolta nelle cantine e nei giardini delle loro stesse abitazioni, adibiti per l'occasione con tavoli e panche di legno.
In alcune osmize si possono trovare, sempre di produzione propria, anche olio oppure verdure e ortaggi. Nelle osmize ci si diverte, sia per il vino bevuto che per l'allegria dei suoi visitatori. Molti si mettono a cantare i tradizionali canti in dialetto triestino, accompagnati da qualsiasi  strumento sia stato portato. 
Le osmize rimangono aperte tutto l'anno. Il massimo sarebbe andarci durante l'estate, per godersi l'aria aperta. A Trieste le osmize si trovano su tutto il territorio del Carso, ma ci sono alcune che si trovano nella prima periferia della città (es. Longera, Piscianzi, al Faro). Per trovarle basta girare per le strade principali del Carso, dove vedete esposti dei rami, detti frasche, con una freccia rossa che indicano la presenza di un'osmiza, seguite le indicazioni e vi troverete in osmiza.  Le date di apertura delle osmize variano di anno in anno, anche a seconda della quantità di vino prodotto dai singoli contadini.
L'attore Alessandro Mizzi, del Pupkin Kabarett di Trieste, vi racconta tutto ciò che volevate sapere sulle osmize e il vino del carso triestino e che mai avreste osato chiedere. Con la traduzione simultanea in lingua slovena di Lara Komar. Percorso comico, musicale e letterario sulle eccellenze di un territorio, realizzato il 8 luglio del 2010. Guardate anche questi video che riguardano il vino più antico di TriesteIl segreto della imperatrice - part 1
Vi lascio il Link per accedere agli indirizzi delle osmize aperte oggi.

sabato 29 dicembre 2012

Il fascino scontroso del paesaggio carsico


L'amato carso di tutti noi triestini. Vi lascio alcune foto  scattate durante un escursione in Val Rosandra, ci sono le grotte, le passeggiate sull'altipiano e la vista mozzafiato sul golfo di Trieste. 

Il Carso triestino di nom-de-plume

Scontroso, 


seppur affascinante
paesaggio carsico…

Tra le sue bucherellate viscere,
si muovono cieche falene e
s’insinuano umani travestiti da speleologi,
alla ricerca di forti emozioni.
Negli antri bui si dibattono seriche ombre
inseguite dagli sprazzi di luce
ch’escono dal loro elmo e li fa orbare.

Dal tramezzo roccioso 
scendono le acque piovane 
formando degli acquitrini
dentro i quali
nivee e cieche creature cercano cibo,
per ingannare l’attesa
della loro imminente estinzione.

La bora sferzante sui costoni rocciosi
dove gli umani s’arrampicano
assieme alle sariandole (lucertole),
le loro estremità bianche di talco
diventano prensili e
s’apprestano alla mutazione.

Con questo mio omaggio al carso triestino (scritto il 29 dicembre del 2007) vi lascio il mio augurio di buon fine settimana.

giovedì 6 settembre 2012

Le foglie rosse dei cespugli di sommacco del carso


Quando le foglie dei cespugli di sommacco in questa stagione iniziano a tingersi di rosso e i boschi con i suoi colori fantastici che s'intravedono dai tornanti che costeggiano l'altopiano triestino, una delle mete domenicali di molti escursionisti e ciclisti, è il Castello di San Servolo.

 Lo si può scorgere da molte zone della città, e naturalmente dal golfo, così alto e dirupato, affacciarsi sul ciglio dell' altipiano di San Servolo. Il Castello di San Servolo (Grad Socerb), oggi si trova in Slovenia nel comune di Capodistria, a poca distanza dal confine italo-sloveno e dall’abitato di Prebenico, il quale si trova nel comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste.  

Questo è l'interno, restaurato e adibito a ristorante, del Castello di San Servolo, la foto è di un paio d'anni fa.

Castello di San Servolo.jpg
Secondo la storia (fonte web), il Castello di San Servolo, ebbe a suo tempo grande importanza nella storia locale. La contea di San Servolo nel 948 venne data da Ottone in signoria ai vescovi di Trieste, e da costoro venne poi affidata, nel 1295, al Comune di Trieste. Dopo tale data il castello, che viene descritto come uno dei più muniti ed inaccessibili di tutta l’ Istria, restò coinvolto in tutte le azioni di guerra che Trieste condusse contro i veneti ed i friulani.
camminatoio.JPG
 Nella famosa guerra contro Venezia del 1463, tra le condizioni imposte dai veneziani c’ è pure la consegna dei castelli di Moccò, Castelnuovo e San Servolo. Nel 1480 Venezia affida il castello all’ albanese Giovanni Ducaino. In questo periodo si provvede a rifare le mura e la cisterna, come viene ricordato in una lapide del 1493, fatta scolpire a ricordo di Domenico Maripetro, prefetto di Capodistria. Nel 1508 i Triestini assaltarono la rocca, conquistandola. Il castello tornò ai veneziani nel 1511 per essere nuovamente espugnato da Gaspare Rauber che, per i servizi resi, lo ebbe in dono dall’ imperatore Carlo V nel 1521.
Nel concilio di Trento del 1535 venne stabilito che il castello tornasse in possesso di Venezia, ma non vi restò a lungo. L’ ultimo tentativo fatto dai veneziani per riavere San Servolo costò loro la perdita di ben 3000 fanti. L’ epica battaglia venne combattuta nel 1615. La difesa, in quell’ occasione, era guidata dal barone Benvenuto Petazzi, che nel 1622 comprò il castello e nel 1630 risulta insignito del titolo di conte di San Servolo. Nel 1702, con l’ estinzione di quel ramo dei Petazzi, la signoria ritornò al demanio, che la rivendette a famiglie nobili italiane. Il Kandler ricorda che nello stesso secolo il castello venne incendiato da un fulmine, subendo molti danni, e fu subito restaurato. Agli inizi del Novecento, infine, il castello fu comperato dal barone Demetrio Economo, suo ultimo proprietario. Attualmente il castello si presenta come un edificio piuttosto diroccato, a pianta quasi quadrata, costruito su una sommità rocciosa in modo che le murature quasi si confondono con la roccia sottostante.
interno 2.JPG

Nei pressi del castello è presente la grotta di San Servolo, ove il martire triestino si ritirò in eremitaggio a pregare ed a digiunare, dissetandosi solamente con l’acqua raccolta dallo stillicidio della grotta . La cavità, di tipo carsico, ha una sviluppo modesto, con una grande sala iniziale nella quale un tempo era ospitato un altare, ed alcune diramazioni e pozzi laterali. L’ingresso è chiuso da una cancellata, e la grotta è visitabile solo in alcuni orari.  
Grotta San Servolo.jpg